Jenny Saville a Ca’ Pesaro: la carne, il mito e la lezione veneziana

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Testo Parafrasato (Italiano)

Nata a Cambridge nel 1970, l’artista Jenny Saville ha debuttato con la sua esplorazione del corpo umano attraverso il notevole dipinto “Propped” del 1992. Quest’opera, fulcro della sua tesi di laurea, conferisce un’inedita luminosità e una presenza monumentale a una figura che sfida i canoni di bellezza convenzionali. La sua carnalità esuberante è scrutata con un’intensità quasi clinica, rivelando ogni dettaglio della pelle.

Fin dai suoi primi lavori, è evidente come la ricerca artistica di Saville si focalizzi sulle fragilità intrinseche dell’esistenza umana. Le opere attualmente in mostra presso la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro rafforzano questa prospettiva, dimostrando come la vulnerabilità possa essere innalzata a forma di celebrazione per quei corpi che la collettività è solita ignorare o nascondere.

Immagine dell’esposizione di Jenny Saville a Ca’ Pesaro (originale rimosso)

In opere come “Hybrid”, le figure umane sono rappresentate con le loro membra scomposte, rivelando una verità cruda, materica e viscerale, del tutto priva di artifici o pose compiacenti. Questo approccio si colloca negli anni ’90, un decennio in cui l’artista si confrontava apertamente con le restrittive norme estetiche diffuse dai media e dalla cultura visuale, in un contesto storico caratterizzato dall’ampia diffusione della chirurgia estetica. Saville, pur studiando tale fenomeno, ne rifiuta categoricamente i diktat, scegliendo invece di celebrare e valorizzare, attraverso il colore e la forma, quei corpi che, pur essendo parte integrante del tessuto sociale, non sempre godono di piena accettazione.

Con “Ruben’s Flap”, Saville riprende la monumentalità caratteristica delle figure del maestro fiammingo, utilizzandola per illustrare il radicale e paradossale mutamento nella percezione del corpo opulento, dal Barocco fino all’epoca contemporanea. Nell’opera, la grandiosità cede il passo a una profonda intimità: l’autenticità dei volti e la vibrante vitalità della pelle riflettono le sfumature dell’animo umano, delineando un’umanità sincera e disillusa. È in questo contesto che emerge la chiara eco dell’espressionismo incisivo di Egon Schiele: Saville non si limita a esporre la vulnerabilità della carne nuda, ma rende palpabile, sotto la superficie epidermica, il malessere e l’inquietudine che pervadono la realtà contemporanea.

Altra immagine dell’esposizione di Jenny Saville a Ca’ Pesaro (originale rimosso)

Le opere di Saville instaurano un dialogo incessante con i capolavori dei grandi Maestri dell’arte occidentale, intrecciando riferimenti mitologici, iconografici e letterari. Ne è un esempio il ritratto “Iris”, che celebra l’omonima figura mitologica, Iride: una dea minore dell’Olimpo, messaggera divina e personificazione stessa dell’arcobaleno. L’artista la rappresenta con tratti quasi eterei e fanciulleschi, dotandola di occhi limpidi e sfavillanti. Il mito narra che questa divinità fosse adornata da gocce di rugiada iridescente, ed è proprio a questa cangiante brillantezza cromatica che la parte colorata dell’occhio – l’iride – deve il suo nome.

Combinando la profondità del soggetto con la vibrante ricchezza della sua tavolozza cromatica, Saville non si limita a esaltare il significato intrinseco del mito, ma trasforma in carne e materia la forza della luce e le sue molteplici manifestazioni, svelando le infinite gradazioni e potenzialità del percepibile.

Terza immagine dell’esposizione di Jenny Saville a Ca’ Pesaro (originale rimosso)

Lavori su carta come “Red Muse Study II”, “Pietà Study III” e “Pietà III” evidenziano ulteriormente la meticolosa indagine anatomica che l’artista conduce attraverso il disegno preparatorio. Questo metodo affonda le radici nel suo profondo legame con il Rinascimento toscano e veneziano, scoperto e apprezzato fin dalla giovinezza durante i suoi viaggi in Italia. La sua ricerca si confronta instancabilmente con l’uso sofisticato del colore e i modelli figurativi di maestri quali Tiziano, Giorgione e Tintoretto, infondendoli con richiami astratti che evocano la potenza del segno di artisti come Cy Twombly e De Kooning.

A coronamento dell’esposizione, opere mai presentate prima, come “Venus and Adonis” e “Danae”, scaturite da un fertile confronto con la ricca tradizione artistica veneziana, si pongono come un significativo omaggio e un vero e proprio ponte culturale tra la città lagunare e l’arte di Jenny Saville, proveniente dall’America.

Altre due immagini dell’esposizione di Jenny Saville a Ca’ Pesaro (originali rimossi)

Rephrased and Translated Text (English)

Born in Cambridge in 1970, artist Jenny Saville debuted her exploration of the human body with the remarkable painting “Propped” from 1992. This work, central to her graduation thesis, bestows an unprecedented luminosity and monumental presence upon a figure that challenges conventional beauty standards. Its exuberant corporeality is scrutinized with an almost clinical intensity, revealing every detail of the flesh.

From her earliest works, it is evident how Saville’s artistic inquiry focuses on the intrinsic fragilities of human existence. The pieces currently on display at the International Gallery of Modern Art at Ca’ Pesaro reinforce this perspective, demonstrating how vulnerability can be elevated to a form of celebration for those bodies that society typically tends to ignore or conceal.

Image from Jenny Saville’s exhibition at Ca’ Pesaro (original removed)

In works like “Hybrid”, human figures are depicted with their limbs deconstructed, revealing a raw, material, and visceral truth, entirely devoid of artifice or complacent poses. This approach is situated in the 1990s, a decade when the artist openly confronted the restrictive aesthetic norms propagated by media and visual culture, in a historical context marked by the widespread diffusion of cosmetic surgery. Saville, while studying this phenomenon, categorically rejects its dictates, choosing instead to celebrate and valorize, through color and form, those bodies that, despite being an integral part of the social fabric, do not always receive full acceptance.

With “Ruben’s Flap”, Saville reinterprets the characteristic monumentality of the Flemish master’s figures, using it to illustrate the radical and paradoxical shift in the perception of the opulent body, from the Baroque era to contemporary times. In the work, grandeur gives way to profound intimacy: the authenticity of the faces and the vibrant vitality of the skin reflect the nuances of the human spirit, outlining a sincere and disillusioned humanity. It is in this context that the clear echo of Egon Schiele’s incisive expressionism emerges: Saville does not merely expose the vulnerability of the naked flesh but makes palpable, beneath the epidermal surface, the unease and disquiet that pervade contemporary reality.

Another image from Jenny Saville’s exhibition at Ca’ Pesaro (original removed)

Saville’s works establish an incessant dialogue with the masterpieces of the great Masters of Western art, interweaving mythological, iconographic, and literary references. An example is the portrait “Iris”, which celebrates the eponymous mythological figure, Iris: a minor goddess of Olympus, divine messenger, and the very personification of the rainbow. The artist depicts her with almost ethereal and childlike features, endowing her with clear and sparkling eyes. Myth recounts that this deity was adorned with iridescent dew drops, and it is precisely to this changing chromatic brilliance that the colored part of the eye – the iris – owes its name.

Combining the depth of the subject with the vibrant richness of her chromatic palette, Saville not only exalts the intrinsic meaning of myth but transforms the power of light and its manifold manifestations into flesh and matter, revealing the infinite gradations and potentialities of the perceptible world.

Third image from Jenny Saville’s exhibition at Ca’ Pesaro (original removed)

Works on paper such as “Red Muse Study II”, “Pietà Study III”, and “Pietà III” further highlight the meticulous anatomical investigation the artist conducts through preparatory drawing. This method is rooted in her profound connection with the Tuscan and Venetian Renaissance, discovered and appreciated from a young age during her travels in Italy. Her research relentlessly engages with the sophisticated use of color and the figurative models of masters like Titian, Giorgione, and Tintoretto, imbuing them with abstract references that evoke the powerful mark-making of artists such as Cy Twombly and De Kooning.

To crown the exhibition, previously unseen works such as “Venus and Adonis” and “Danae”, born from a fertile dialogue with the rich Venetian artistic tradition, stand as a significant tribute and a true cultural bridge between the lagoon city and the art of Jenny Saville, originating from America.

Two more images from Jenny Saville’s exhibition at Ca’ Pesaro (originals removed)

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