Caso Sudafrica alla Biennale: Goliath espone “Elegy” nonostante l’esclusione dal Padiglione

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L’installazione video “Elegy” di Gabrielle Goliath, originariamente destinata al Padiglione del Sudafrica per la 61ª Biennale d’Arte di Venezia, sarà comunque esposta in città. A partire dal 4 maggio, in concomitanza con l’apertura della Biennale, l’opera sarà visibile per tre mesi presso la Chiesa di Sant’Antonin, nel sestiere di Castello, al di fuori del circuito ufficiale. Questa decisione segue la cancellazione del progetto da parte del ministro della Cultura sudafricano Gayton McKenzie, che ha lasciato il padiglione nazionale vuoto per l’intera durata della manifestazione.

Al centro della controversia vi è “Elegy”, un lavoro performativo avviato da Goliath nel 2015 come rito di lutto per le vittime di violenza sessualizzata e razzializzata. La versione pensata per Venezia includeva un omaggio alla poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa a Gaza nel 2023. Questo elemento ha spinto il ministro McKenzie a definire il progetto “altamente divisivo” per il suo presunto legame con il conflitto israelo-palestinese, motivando la cancellazione. Goliath, tuttavia, ha sempre respinto l’etichetta di “divisivo”, sottolineando come l’opera intenda includere il lutto per le vite palestinesi, pur non tematizzando direttamente la guerra a Gaza, sebbene l’artista abbia fatto riferimento al “genocidio” e alle “migliaia di donne, bambini e civili uccisi a Gaza” in una sua dichiarazione.

L’installazione si manifesta come una performance non verbale, dove sette interpreti femminili con formazione operistica emergono da uno sfondo nero, sostenendo una nota prolungata fino al limite del respiro. Questa sequenza si ripete, simboleggiando un atto di resistenza e memoria. Oltre alla dimensione sonora, l’opera intreccia riferimenti a diverse storie di violenza storica, comprese quelle delle donne Nama sterminate durante il colonialismo tedesco in Namibia.

Il progetto espositivo a Venezia, realizzato in collaborazione con il centro londinese Ibraaz, è una risposta alla decisione che Goliath considera un “precedente pericoloso”, che rischia di ridefinire in modo critico i margini dell’intervento politico sulla produzione culturale. Dopo aver tentato senza successo di ribaltare legalmente la cancellazione del padiglione, l’artista ha visto il suo ricorso respinto. In Sudafrica, intanto, sono state avviate verifiche istituzionali sulla gestione del processo decisionale, mentre parte della comunità artistica ha denunciato un uso strumentale del padiglione nazionale a fini di rappresentazione politica. Va notato che, nonostante il precedente governo sudafricano avesse intentato causa contro Israele per genocidio a Gaza, il ministro McKenzie ha continuato a sostenere lo Stato israeliano.

Nonostante l’esclusione dalla Biennale, il lavoro di Goliath continua a trovare spazio in Italia. A Milano, la Galleria Raffaella Cortese ospiterà la sua mostra personale “Bearing” dal 16 aprile, e un’altra sua opera è inclusa nella mostra collettiva “E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità” presso la Fondazione Made in Cloister di Napoli.


South Africa’s Biennale Controversy: Goliath Exhibits “Elegy” Despite Pavilion Exclusion

Gabrielle Goliath’s video installation “Elegy,” originally slated for the South African Pavilion at the 61st Venice Art Biennale, will still be exhibited in the city. Starting May 4th, coinciding with the Biennale’s opening, the work will be on display for three months at the Chiesa di Sant’Antonin (Church of Saint Antonin) in the Castello district, outside the official Biennale circuit. This decision follows the cancellation of the project by South African Culture Minister Gayton McKenzie, which has left the national pavilion empty for the entire duration of the event.

At the heart of the controversy is “Elegy,” a performance work initiated by Goliath in 2015 as a ritual of mourning for victims of sexualized and racialized violence. The version planned for Venice included an homage to Palestinian poet Hiba Abu Nada, killed in Gaza in 2023. This element led Minister McKenzie to label the project “highly divisive” due to its perceived connection to the Israeli-Palestinian conflict, prompting its cancellation. Goliath, however, has consistently rejected the “divisive” label, emphasizing that the work aims to include mourning for Palestinian lives, without directly politicizing the war in Gaza, although the artist did refer to “genocide” and “thousands of women, children, and civilians killed in Gaza” in a statement.

The installation manifests as a non-verbal performance where seven operatically trained female performers emerge from a black background, sustaining a prolonged note to the limit of their breath. This sequence repeats, symbolizing an act of resistance and memory. Beyond its sonic dimension, the work interweaves references to various historical stories of violence, including those of Nama women exterminated during German colonialism in Namibia.

The exhibition project in Venice, realized in collaboration with the London-based center Ibraaz, is a direct response to what Goliath considers a “dangerous precedent” that risks critically redefining the boundaries of political intervention in cultural production. After an unsuccessful attempt to legally overturn the pavilion’s cancellation, the artist’s appeal was rejected. Meanwhile, institutional investigations into the decision-making process have been initiated in South Africa, while parts of the artistic community have denounced the instrumental use of the national pavilion for political representation. It’s worth noting that despite the previous South African government having filed a genocide case against Israel in Gaza, Minister McKenzie has continued to support the Israeli state.

Despite its exclusion from the Biennale, Goliath’s work continues to find venues in Italy. In Milan, the Raffaella Cortese Gallery will host her solo exhibition “Bearing” from April 16th, and another of her works is currently included in the group exhibition “E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità” (And yet we believe that life is full of fortunate possibilities) at the Fondazione Made in Cloister in Naples.

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